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Cia: subito risorse adeguate per la peste suina africana

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Roma, 9 mag. (askanews) – Subito risorse finanziare adeguate per affrontare la peste suina africana. Le sollecita Cia-Agricoltori Italiani, spiegando che i fondi destinati finora, seppur apprezzabili, si sono rivelati insufficienti per coprire i danni subiti dagli allevamenti e attuare un vero e proprio piano di rientro. E ora, sottolinea Cia, il rischio è che troppe aziende restino chiuse per sempre.

La PSA è una delle più gravi emergenze sanitarie che ha colpito il settore zootecnico, con 53 focolai negli stabilimenti nazionali, soprattutto in Nord Italia, di cui 24 in Lombardia, che da sola conta più del 50% del totale degli allevamenti suinicoli tricolori.

“Non possiamo permetterci di perdere altre aziende – spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – L’agricoltura sta pagando un prezzo altissimo e troppe imprese rischiano di non riprendersi mai più. Le risorse allocate fino a questo momento, purtroppo, sono ben lontane da quelle necessarie a garantire un piano di risanamento che consenta la riapertura degli allevamenti, la protezione delle filiere e la sicurezza alimentare”.

A più di due anni dal primo focolaio di peste suina, infatti, molte aziende sono ancora chiuse a causa delle restrizioni sanitarie tuttora in vigore. Inoltre, i focolai che seguitano a registrarsi tra i cinghiali, nonostante gli sforzi profusi, continuano a provocare perdite economiche enormi e a compromettere il reddito degli allevatori.

Cia chiede, pertanto, un intervento mirato e immediato da parte delle istituzioni per assicurare risorse adeguate che possano supportare gli allevatori nella gestione dei danni e nella ripresa delle attività. Nelle regioni maggiormente colpite, persistono ancora gravi criticità legate al monitoraggio della malattia e al recupero delle carcasse infette. In più, ora arriva anche la stagione riproduttiva dei cinghiali. Ecco perché, per la Confederazione, è fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza, di biosicurezza e di contenimento, per evitare una nuova espansione del contagio e proteggere il comparto suinicolo da ulteriori danni.

“È in gioco tutto il settore, 26mila aziende e un valore di oltre 13 miliardi di euro tra produzione e industria -osserva il presidente Fini-. Per questo, serve una risposta rapida e forte, che non solo affronti l’emergenza sanitaria, ma che dia anche un segnale di fiducia a chi, nonostante le difficoltà, continua a credere nel futuro della propria attività”.

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