IA, Butti: grande opportunità per innovare Italia e PA amica imprese

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Dal giornalista Poletti test leader: grazie a IA più produttività pari a PIL Lombardia

Roma, 6 dic. (askanews) – “La trasformazione digitale, e in particolare l’intelligenza artificiale, impone un cambio di passo radicale. Guidare un Paese in direzione di un futuro prossimo, che sia al tempo stesso più innovativo, più inclusivo, più competitivo e anche più capace di sperimentare, richiede capacità e competenze sia nell’ambito pubblico che in quello privato. Grazie all’intelligenza artificiale sarà possibile, ad esempio, rendere la pubblica amministrazione più amica del mondo delle imprese e dei cittadini, accelerando lo scambio con loro e modernizzando i servizi offerti”. È quanto afferma il sottosegretario all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, nelle conclusioni del libro di Filippo Poletti dal titolo “Smart Leadership Canvas: come guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale con il cuore e il cervello”, presentato oggi a Roma.

Il vero leader ai tempi dell’intelligenza artificiale – sostiene l’autore Filippo Poletti, giornalista e top voice di LinkedIn – deve avere cuore e cervello, prendendosi cura dei lavoratori e raggiungendo gli obiettivi di business prefissati con un impatto positivo sulla società. Sono queste le basi del nuovo “test del cuore e del cervello” per i leader ai tempi dell’intelligenza artificiale proposto dal Poletti: “I leader devono passare dalla fase dello stupore suscitato dall’arrivo di ChatGPT un anno fa a quella dell’adozione responsabile, nella consapevolezza che entro il 2028 il 50 per cento delle decisioni manageriali sarà preso in collaborazione con l’intelligenza artificiale. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale porterà, a parità di ore di lavoro, a una maggiore produttività in Italia, stimabile in oltre 310 miliardi di euro, quasi il PIL della Lombardia pari a un quinto di quello italiano. L’innovazione tecnologica, inoltre, permetterà ai professionisti di avere più tempo da dedicare ad attività ad alto valore aggiunto, consentendo loro, ad esempio, di diminuire il cosiddetto “debito digitale” che oggi li vede ricevere fino a 250 e-mail al giorno e quasi 150 chat su Teams”, prosegue Poletti.

“Il leader di oggi deve essere un “traghettatore” – sottolinea il sottosegretario Butti – attento alle moltissime sfide che si accompagnano all’evoluzione tecnologica, come ad esempio la necessità di assicurare la riservatezza dei dati personali e strategici; oppure la sicurezza dei sistemi informatici, l’inclusione e la sostenibilità ambientale delle tecnologie, fino alle questioni etiche. Per ciascuna di queste sfide il leader deve individuare soluzioni rapide e soddisfacenti”.

A portare la voce della principale organizzazione rappresentativa delle imprese italiane è Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro e alle Relazioni industriali, intervistato nel libro: “Il grande tema è avere politiche attive del lavoro, che siano in grado di affrontare i temi posti dalla transizione digitale. Una volta si nasceva in un’azienda e si facevano 35 anni nella stessa impresa per poi andare in pensione. Oggi si rischia di cambiare mestiere almeno 4 o 5 volte nella carriera lavorativa, soprattutto con l’arrivo della rivoluzione rappresentata dall’intelligenza artificiale. Naturalmente questo si può fare se esiste un meccanismo di ricollocazione delle persone. È necessario, dunque, attivare un processo che si prenda cura dei lavoratori, non dei posti di lavoro. Il tema centrale è di spostare la tutela dal singolo posto di lavoro a quella del lavoratore e, quindi, adottare politiche attive”.

“Siamo all’inizio dell’era 5.0 – conclude Filippo Poletti, autore del libro insieme ad Alberto Ferraris -, che vedrà l’uomo collaborare con l’intelligenza artificiale. Serve una nuova leadership: all’intelligenza artificiale deve essere riservato il ruolo di “coach a bordo campo” e ai lavoratori quello di attori protagonisti della rivoluzione in atto”.

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