lunedì, Agosto 10, 2026
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Pizzarotti assolto da accusa di truffa e falso ideologico: “Non festeggio, sistema non funziona”

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(Adnkronos) – Federico Pizzarotti, ex sindaco di Parma, è stato assolto dall’accusa di truffa ai danni dello Stato e falso ideologico, che riguardava il numero di professori d’orchestra impiegati in tre rappresentazioni de ‘I Masnadieri’ e del ‘Rigoletto’ al Teatro Verdi di Busseto, nel 2016 e nel 2017. E’ stato lui stesso, in un lungo post su Facebook, pubblicato ieri, a rendere nota la notizia. 

“L’avviso di garanzia – ha spiegato – era arrivato nel novembre del 2021, il rinvio a giudizio nel novembre del 2022, il processo si è aperto nel maggio del 2023. Cinque anni. È la sesta volta che questo accade, e per la sesta volta finisce così. Provo sollievo, sarebbe disonesto dire il contrario. Ma non è di questo che voglio scrivere. Prima però un ringraziamento che non è di forma. All’avvocato Matteo Manici e all’avvocato Fulvio Villa, dello studio Villa & Partners, che mi hanno assistito in questi anni con competenza e con una pazienza che chi non ha mai attraversato un processo non può immaginare. Difendersi bene è un privilegio, e va detto. Il sollievo più grande, però, è per Anna Maria Meo, direttrice generale del Regio all’epoca dei fatti, assolta anche lei. In quegli anni ha portato a Parma risultati che la città ha visto e riconosciuto, e ha attraversato lo stesso procedimento senza avere una fascia tricolore addosso a fare da scudo. Se lo merita, e merita di poter portare altrove, ora, quel lavoro con la serenità che le è stata tolta per cinque anni”. 

“In dieci anni da sindaco sono stato indagato per turbativa d’asta nella vendita delle quote di Stu Pasubio, per disastro colposo per l’alluvione del Baganza, due volte per abuso d’ufficio, e infine per truffa allo Stato. Ogni volta l’oggetto della contestazione era un atto di gestione ordinaria: una gara decisa da un commissario prefettizio, la nomina di dirigenti fiduciari, il conteggio degli orchestrali in una rendicontazione ministeriale. Ogni volta il procedimento si è chiuso con un’archiviazione, un proscioglimento o un’assoluzione. Non è una mia particolarità. È la norma statistica di chi amministra un Comune in Italia. Il punto non è la malafede di qualcuno. Non credo che i magistrati che si sono occupati di me abbiano agito in modo diverso da come la legge impone loro di agire. Il punto è il meccanismo”, ha argomentato ancora Pizzarotti, che poi ha aggiunto: “Abbiamo costruito un sistema in cui la responsabilità penale personale è diventata lo strumento ordinario di controllo sull’attività amministrativa. Un sindaco firma migliaia di atti l’anno, molti dei quali su materie tecniche che nessuna persona può padroneggiare per intero, e ognuno di quegli atti è una potenziale contestazione individuale. La conseguenza non è più legalità. La conseguenza è che l’atto non si firma, la decisione non si prende, il rischio si scarica sull’ufficio successivo. La paralisi amministrativa italiana non nasce dalla burocrazia, nasce da qui”. 

“E poi c’è la parte di cui si parla meno. Io ho avuto la fortuna di avere una città che mi ha creduto, che mi ha rieletto mentre ero sotto inchiesta, che non ha mai confuso un avviso di garanzia con una condanna. Ho avuto il tempo, e a un certo punto anche la freddezza, per attraversare tutto questo senza esserne distrutto. Ma questa è una fortuna, non un diritto. La maggior parte delle persone che finiscono in una vicenda simile non ha nulla di tutto ciò. Ha un titolo di giornale in prima pagina il giorno dell’indagine e un trafiletto in fondo alla cronaca cinque anni dopo, il giorno dell’assoluzione. Ha una famiglia che legge quel titolo, un lavoro che non torna, una reputazione che nessuna sentenza ricostruisce. La gogna non ha bisogno di una condanna per funzionare. Le basta il sospetto, e il tempo”, ha scritto ancora l’ex sindaco di Parma. 

“Per questo non festeggio. Un sistema in cui un amministratore pubblico viene assolto sei volte su sei non è un sistema che funziona bene perché alla fine la verità emerge. È un sistema che ha sbagliato sei volte la domanda iniziale, e che ha fatto pagare a qualcuno, ogni volta, cinque anni di vita per arrivarci”, ha concluso Pizzarotti. 

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