Ricerca, i batteri umani potrebbero sopravvivere su Marte

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Quattro testati in condizioni marziane simulate, tutti sopravvissuti

Roma, 9 feb. (askanews) – Non solo tecnologia, cibo e rifiuti prodotti nei lunghi viaggi spaziali; gli astronauti del futuro potrebbero portare sul Pianeta Rosso anche batteri infettivi in grado di sopravvivere alle condizioni marziane.

Lo suggerisce un nuovo studio pubblicato su “Astrobiology” che ha visto un team di internazionale di biologi ed esperti di malattie infettive esporre, in laboratori terrestri, quattro batteri umani a condizioni simili a quelle marziane.

I test – informa Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – hanno dimostrano che tutti questi batteri sono in grado di resistere all’ambiente estremo di Marte e in un caso su quattro persino di mutare per sopravvivere meglio alle sue dure condizioni. La ricerca sottolinea che, nel caso in cui questi batteri infettivi venissero portati inavvertitamente su Marte da future missioni con equipaggio, la loro capacità di sopravvivere, aumentare numericamente e adattarsi all’ambiente marziano potrebbe rappresentare un serio rischio per la salute degli astronauti.

Serratia marcescens, Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae e Burkholderia cepacia: sono questi i nomi dei quattro microrganismi noti per la loro capacità di infettare gli esseri umani che sono stati esposti con successo a condizioni marziane simulate.

Il piccolo mondo marziano riprodotto in laboratorio è consistito in una scatola caratterizzata da temperature fredde, un’atmosfera priva di ossigeno e la presenza di radiazioni. In questo ambiente sono stati collocati, uno alla volta, i quattro microrganismi, studiando così la risposta di ciascuno di essi alle singole condizioni simulate.

Ciò che i ricercatori hanno riscontrato è che tutti e quattro i batteri sono sopravvissuti: tre di loro per 21 giorni, mentre uno, P. aeruginosa, è sembrato in grado di moltiplicarsi e prosperare. Una crescita che si è manifestata potenziata nel momento in cui nella scatola è stata aggiunta una base sabbiosa simile alla regolite marziana.

I risultati della ricerca – conclude Global Science – pongono così l’attenzione sulla salute umana con due chiavi di lettura complementari: da una parte sottolinea il rischio per la salute degli astronauti impegnati in lunghi viaggi spaziali e in future esplorazioni su Marte; dall’altra, lancia la preoccupazione che questi microrganismi possano evolversi e adattarsi all’ambiente marziano e riuscire poi a tornare sulla Terra attraverso le missioni di ritorno, rappresentando così un nuovo potenziale rischio per la sicurezza umana e planetaria.

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