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Shoah, i 10 anni del titolo di House of life a Villa Mondragone

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(Adnkronos) – Nell’ambito delle iniziative per la Giornata della Memoria 2025 per ricordare il dramma dello sterminio e delle persecuzioni nei confronti del popolo ebraico, si è oggi celebrato presso la sala degli Svizzeri di Villa Mondragone, in Monte Porzio Catone, l’evento ‘Villa Mondragone house of life’, per il decennale dal riconoscimento a Villa Mondragone del titolo di ‘House of life’ da parte della International Raoul Wallenberg Foundation. 

A rappresentare Roma Tor Vergata Nathan Levialdi Ghiron, rettore, Lucia Ceci, direttrice del dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società, Claudia Gina Hassan, direttrice del Master in Studi sulla Shoah e sulla Memoria, Massimo Pulcini, sindaco di Monteporzio Catone e Francesca Sbardella, sindaca di Frascati. A introdurre e coordinare il tutto Tommaso Caliò, direttore del Centro romano di studi sull’ebraismo (Cerse) e associato di Storia del cristianesimo al dipartimento di Storia, patrimonio culturale, formazione e società dell’ateneo. 

Nel 2015 fu conferita la targa per ricordare il ruolo del rettore del Nobile collegio gesuitico, padre Raffaele de Ghantuz Cubbe, dichiarato ‘giusto tra le nazioni’, insieme ad altri docenti della scuola nella protezione di alcuni bambini ebrei perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale. Si trattava di Graziano Sonnino, che allora aveva 9 anni, suo fratello Mario, di 11, e suo cugino Marco Pavoncello, anche lui di 9 anni. A questi, va aggiunta la storia del piccolo Florian Hettner, anche lui rifugiato nella struttura assieme al padre Roland, pittore espressionista tedesco costretto a fuggire dalla Germania dopo l’avvento del nazismo, con sua moglie Marfried Salomon, di origine ebraica. 

Clelia Bonaiuto e Luca Hettner, figli di Florian, insieme agli ex alunni del Nobile Collegio di Villa Mondragone Marco Pavoncello e Graziano Sonnino, hanno partecipato all’evento commemorativo. Ai presenti il rettore Leviald Ghiron si rivolge dicendo: “Con profonda emozione voglio rivolgere un saluto ai signori Marco Pavoncello e Graziano Sannino, due bambini salvati in quegli anni drammatici. Con la stessa commozione saluto i familiari di Florian Hettner. Villa Mondragone ha rappresentato per voi un rifugio sicuro in un periodo oscuro della storia. Oggi la vostra storia non è soltanto un ricordo vivente di quel coraggio e di quella solidarietà che permisero di salvarvi, ma anche un messaggio che anche nei momenti più bui la luce dell’umanità può brillare attraverso le azioni di pochi uomini e donne giusti, come Padre Cubbe e coloro che aiutarono”. 

La storia della loro presenza a Mondragone, di cui erano perse le tracce, è stata raccontata da chi l’ha ricostruita maniera dettagliata: Valentina Viotti, studentessa della laurea magistrale in Scienze della storia e del documento dell’Università di Roma Tor Vergata, grazie alla fattiva collaborazione degli eredi di Florian Hettner. 

“La ricerca – spiega Viotti – è finalizzata a colmare un vuoto documentario sorto intorno alla permanenza, durante il secondo conflitto mondiale, della famiglia Hettner presso il Nobile Collegio gesuita di Villa Mondragone che durante i nove terribili mesi dell’occupazione nazista di Roma, si erge a ricovero per cittadini sfollati e rifugiati. La testimonianza orale, rilasciata nel 2010 da un protagonista appartenente alla comunità ebraica romana, riflette una luce chiara sull’operato dei religiosi: mettendo a repentaglio la propria incolumità, hanno accolto tra le viscere del Collegio dei bambini ebrei, che inizialmente si pensava fossero tre”.  

Tuttavia, una fotografia scattata sulla terrazza del Collegio Pio Latino Americano nel 1944, riportava nella didascalia il nome di Florian Hettner, avvalorava l’ipotesi di un quarto bambino, che neanche gli altri tre bimbi ricordavano di aver incontrato in quel periodo. 

“Dopo aver allacciato un contatto con i familiari a lui succeduti – prosegue – e ottenuto la loro fiducia, si è dischiuso per me l’archivio privato conservato presso la loro abitazione di Verona. Lo studio della documentazione inedita ha confermato non solo il nascondimento di Floriano presso il Nobile Collegio di Villa Mondragone, ma anche quello di suo padre Roland, artista tedesco fuggito dal regime nazista al quale si opponeva, e quello di sua madre Marfried Salomon, figlia di commercianti ebrei di Amburgo. Nuove carte a riguardo – conclude la studentessa – sono emerse dall’archivio dell’anagrafe del Comune di Monte Porzio Catone e dall’Archivio storico della Segreteria di Stato presso la Città del Vaticano”. 

Con la speranza di restituire ai protagonisti la giusta collocazione nella porzione di Storia a loro spettante, ulteriori prospettive di indagine sono aperte verso raccolte documentarie italiane ed estere. 

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